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Sara Khademolsharieh, la campionessa di scacchi che fa parte dell’Iran Chess Team, ieri ha giocato senza velo ai campionati del mondo ad Almaty, in Kazakistan. Una protesta pubblica che arriva pochi giorni dopo l’uccisione immotivata, davanti ai suoi genitori, di Saha Etebari, 12 anni, avvenuta il 25 dicembre, in un clima di feroce accanimento da parte delle guardie del regime islamico. La ragazza si trovava in macchina con la sua famiglia, a Bastak, nella provincia di Hormogzan, quando le guardie ferme ad un checkpoint hanno iniziato a sparare, colpendo prima l’auto e poi Saha. Il padre, distrutto dal dolore, è stato costretto a registrare un video in cui afferma che l’uccisione di sua figlia non è in nessun modo legata alle proteste.
Più le guardie del regime islamico si accaniscono contro i manifestanti indifesi più donne, spesso giovanissime, come nel caso della campionessa di scacchi, protestano togliendosi l’hijab, diventato il simbolo della dittatura. Khademolsharieh già due anni fa era stata interdetta dalle competizioni per non aver coperto il capo, ed era stata subito minacciata. Ma lei non ha paura, come altre donne dello sport e della cultura iraniane che rischiano la propria vita, tra queste anche un’altra scacchista Atosa Purkashian, l'arbitra Shohreh Bayat, la campionessa di arrampicata Elnaz Rekabi, solo per citarne alcune, convinte che il gesto può essere estremamente dirompente grazie alla risonanza mediatica.
L'agenzia di stampa iraniana per gli attivisti per i diritti umani Harana ha stimato che sono 507 i manifestanti morti tra il 27 settembre e il 5 dicembre durante proteste, tra cui 70 minori, mentre due ragazzi sono stati giustiziati e altri 26 sarebbero in attesa di esecuzione.
#grazianews #ioleggograzia #iran Foto via Twitter
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