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Come recita il vecchio detto “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”, per la maggior parte delle persone in Italia passare il periodo di festa a dicembre con i parenti è scontato, se non obbligatorio. D’altronde, per chi lo celebra, “il Natale è tradizionalmente la festa della famiglia, un momento in cui è possibile ritrovare, recuperare e consolidare i legami affettivi e i sentimenti di appartenenza,” spiega a VICE la psicologa, psicoterapeuta e terapeuta EMDR Lavinia La Torre.
Ma il Natale è anche una festa fatta di aspettative, di cui ogni componente può trasformarsi in una situazione stressante e dolorosa. “Natale è associato all’obbligo di celebrare valori e legami affettivi; in particolare, si sente di doversi mostrare felici, gioiosi di stare in famiglia e apparire al meglio di sé. Il fatto che le aspettative non siano soddisfatte può generare un forte senso di frustrazione, stati d’ansia e persino di depressione,” continua La Torre. “Inoltre, per le persone che si trovano ad affrontare una situazione particolarmente difficile, come coloro che hanno subito perdite affettive (e non solo), i sentimenti di solitudine, abbandono ed emarginazione si possono acutizzare nelle settimane natalizie.”
La soluzione, in certi casi, è la scelta radicale di non passare le feste a dicembre con la famiglia di origine, ma con un gruppo di amici che sentiamo accoglierci in modo incondizionato, e “ricostruire un ‘proprio Natale,’ con nuove tradizioni, piccoli mattoncini della propria esperienza come individuo adulto,” dice La Torre. Ma cosa significa fare questa scelta? L’abbiamo chiesto a un po’ di persone che vivono il Natale in modo diverso dall’idea scontata di questa festa.
Per leggere l’articolo completo, vai al link in bio.
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