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La pastorizia è uno dei mestieri più antichi ma anche uno dei più bistrattati e sottovalutati. C'è però un luogo, tra le vette al confine tra Liguria, Piemonte e Francia, dove l'allevamento rappresenta un'importante fonte di reddito per la zona e i pastori conservano una razza a rischio di estinzione: la pecora brigasca. Qui, nei secoli scorsi, la pecora era una fonte di reddito primaria per le piccole comunità locali tanto che le cronache narrano di contese per il possesso dei pascoli migliori e che oggi, dopo varie vicissitudini politiche ed amministrative hanno visto ridurre in modo significativo i propri confini con un conseguente declino numerico della razza brigasca. Si pensi che in Liguria pascolano appena 1.800 capi. Eppure, ancora oggi gli allevamenti in alpeggio rappresenterebbero una valida fonte di reddito per tutto il territorio, legato alla pastorizia di montagna con la produzione di formaggi eccezionali, come la sora di forma quadrata o la toma (tonda) o il cremoso brus, per citare tre esempi. Risultati irraggiungibili senza l’esperienza centenaria dei pastori legati alla transumanza, i quali ogni anno spostano in tre tappe le greggi per ottenere il latte migliore. Gli animali in inverno pascolano sulla costa vicino ad Albenga; a fine Giugno si trasferiscono in alpeggio sul Monte Saccarello e infine, ad autunno inoltrato, il gregge ridiscende verso il mare. È bello immaginare il percorso che fanno, girovaghe e brucanti nei pascoli in fiore, lasciandosi guidare dai pastori che, ora in salita ora in discesa, solcano una strada, la stessa da secoli. Scopri questo prezioso Presidio Slow Food nel podcast sull'Italia dei Presìdi Slow Food su @loquis_app al link in bio o nelle storie
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