radiodeejay
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Oggi, grazie anche al movimento #MeToo partito proprio da Hollywood, c’è molta più consapevolezza su cosa sia lecito fare su un set cinematografico. Negli ultimi anni per esempio sono stati messi in atto protocolli comportamentali: per le scene di sesso deve sempre essere presente un “intimacy coach“ che, come fa uno stunt coordinator per le scene d’azione, supervisioni la coreografia delle scene erotiche e di nudo.
All’epoca di Romeo e Giulietta di Zeffirelli non era affatto così: il film è uscito nel 1968, all’alba dei moti studenteschi che avrebbero portato a una gigantesca rivoluzione socioculturale. La mentalità era completamente diversa. Si potrebbe chiudere un occhio quindi? Per gli attori Olivia Hussey e Leonard Whiting, oggi 70enni, no.
Secondo la loro testimonianza Zeffirelli li avrebbe ingannati: il regista, morto nel 2019, li avrebbe rassicurati dicendo che non ci sarebbero state scene di nudo e che nella scena della camera da letto avrebbero indossato biancheria color carne. L’ultimo giorno delle riprese, però, Zeffirelli li avrebbe implorati di spogliarsi, “altrimenti il film sarebbe stato un fiasco”.
I due attori hanno presentato l’azione legale alla Superior Court di Santa Monica, sostenendo di esser stati sfruttati sessualmente: chiedono a Paramount danni per mezzo miliardo di dollari perché, dichiarano, avrebbero sofferto di ansia e disagio emotivo negli oltre 50 anni successivi alle riprese. Secondo il loro avvocato, Solomon Gresen, i danni subiti sono continuati nel tempo, soprattutto con l’uscita di nuove versioni del film. Per questo la richiesta di risarcimento è così alta.
Al momento Paramount non ha commentato la notizia, mentre la rivista Variety sottolinea come, nel 2018, Olivia Hussey avesse difeso la scena incriminata durante un’intervista, definendola “necessaria per il film”.
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