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Perché le copertine dei giornali sono tornate ad essere un territorio problematico? Perché quel dolce estetismo bidimensionale fatto di volti di modelle sconosciute è stato sostituito da foto linguisticamente complesse, con messaggi profondi che vanno spesso contro il percepito comune e che vogliono, incredibilmente, insegnare qualcosa? Serena Williams sulla cover del numero più importante dell’anno del magazine di moda più importante del mondo non porta venti di cambiamento ma, molto più realisticamente, usa un messaggio politico per soffiare contenuti dentro la vela mezza ammainata di un giornale da sempre espressione della classe dominante, bianca e ricca. Il nuovo regno della giustizia raccontato ormai da tempo da Vogue America non è fatto di cambi nei profondi gangli del potere ma di esternazioni piacevolmente inclusive ma zuccherose e chiassose come una rainbow cake. Anna Wintour che ci guarda in uniforme floreale attraverso lo sbarramento dei suoi occhiali da sole invitandoci a comprare Vogue ha lo stesso effetto della padrona di casa che si cimenta in qualche delizia culinaria esotica ma non si ricorda esattamente da dove provenga la ricetta. L’estetica ha un valore potente che può essere usato per ribaltare stereotipi vecchi di secoli ma alla base del moto rivoluzionario ci deve essere una sincerità d’animo che in questo caso si fa fatica a vedere. Le copertine sono cambiate, sono diventate più sensazionalistiche, più legate a problematiche sociali, forse più connesse con la realtà. Ma c’è da chiedersi se questo sia solo un momentaneo fraintendimento che toglie la moda dal territorio dell’estetica perché lo richiede il periodo storico o se è giusto che certe istanze sociali siano sbattute in prima pagina per addensare un progetto editoriale che col tempo continua a perdere peso.
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