salvatoretessitore89
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#giustizia “Non facciamo diventare l’Italia un far west. Non può passare un messaggio terribile: chi commette un omicidio deve restare in carcere. Non si può creare un precedente simile, è ingiusto oltre che immorale vedere ai domiciliari, dopo 20 giorni da un delitto, una persona che ha freddato in maniera intenzionale un padre di famiglia”. E’ carica di rabbia la denuncia di Carmela Seguino, moglie di Sebastiano Tessitore (60 anni), quest’ultimo ucciso con 4 colpi di pistola lo scorso 13 aprile nelle abitazioni di via 2 Agosto a Parete. Per il delitto è stato arrestato Armando Ortodosso, 74enne residente nello stesso palazzo, che è accusato di aver sparato e ucciso il ‘vicino’ di casa. La moglie della vittima, insieme ai figli Nicola, Valentino e Salvatore, sta vivendo un secondo incubo. “Ce l’hanno ucciso una seconda volta, abbiamo immensa fiducia nella giustizia e nei giudici che prenderanno in carico questo procedimento penale, ma oggi vedere la persona che ha ammazzato nostro marito e padre, confessandolo ai carabinieri, nella casa del figlio a Frignano, a 10 minuti da casa nostra, e soprattutto magari servito e riverito su un divano non possiamo tollerarlo”. Seguino e i figli sottolineano che “va sempre rispettata la decisione di un magistrato ma non può assolutamente passare il messaggio che dopo un omicidio si possa ritornare a casa tra i propri cari dopo appena 20 giorni di carcere. Rischiamo di far diventare la nostra terra un vero far west. E oltretutto nemmeno in un’area distante dal luogo dell’omicidio: abbiamo paura, chi ci garantisce che non prenda l’arma del figlio, agente di polizia penitenziaria, e ritorni qui a Parete violando i domiciliari e possa fare del male anche a tutti noi oppure ai tanti che stanno testimoniando su quanto accaduto in quella situazione? Stiamo vivendo in tutto il palazzo un vero incubo, abbiamo paura anche di uscire di casa”. Un appello al giudice però lo vogliono fare: “Come è stato possibile che oggi sia a casa del figlio, un agente della polizia penitenziaria, un servitore dello Stato, che ha – ovviamente per lavoro – una pistola d’ordinanza in casa? Una domanda alla quale oggi non riusciamo a dare una risposta”. Si chiede poi chiarezza anche su come Ortodosso potesse avere ancora una pistola registrata “nonostante una denuncia per aggressione contro un minore, di chi è la responsabilità in questo caso?”. Prima poi di entrare nel dettaglio dell’omicidio, con la conferma di numerosi residenti della zona: “Non c’è stata alcuna lite né tantomeno una rissa, ne sono ampiamente a conoscenza i carabinieri giunti sul posto che stanno continuando nelle loro indagini. Questa è ovviamente una risposta non tanto agli inquirenti ma ai giornali che purtroppo sono caduti in errore. Si è trattato di un agguato premeditato, mio marito – continua la moglie – è sempre stato voluto bene da tutti e Ortodosso è sempre stato invidioso di lui. Ortodosso ha sempre avuto l’atteggiamento da ‘bullo’ del palazzo, voleva comandare su tutto e tutti. E in quella occasione ha avuto anche la freddezza di salire al quinto piano, di prendere la pistola, di caricarla con cinque colpi e di freddare il mio amato marito. Poi è risalito, ha smontato l’arma ed ha chiesto alla moglie di prendere le medicine perché sarebbe stato arrestato da lì a poco tempo per il delitto. Lucidità assurda, che speriamo possa essere confermata anche in tribunale”. In attesa poi delle motivazioni del Riesame la famiglia Tessitore conclude con un appello: “La legge è uguale per tutti, diamo dignità e speranza al futuro dei nostri giovani. La giustizia deve vincere, sempre. Non torniamo indietro di 100 anni, qui si rischia davvero grosso. Ogni omicida deve marcire in galera!”. https://www.casertanews.it/cronaca/omicidio-tessitore-domiciliari-killer-denuncia-famiglia.html
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