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Dal nuovo numero di @iodonna_it , oggi in edicola. Buona domenica! • L'aspettavo dall’inizio dell’inverno, come sempre. Mi rassicura: è il segno chiaro che la natura fa il suo corso, meno deciso di una volta, ma non si è dimenticata i fondamentali. Perché ogni tanto, tra gli sconquassi del clima, mi assale il pensiero che possa diventare un ricordo del passato o uno spettacolo speciale. Per questo seguivo il meteo con ansia. L’annunciavano sempre al martedì: inizierà a cadere domani mattina alle 4, alle 5, alle 6. Poi niente. Solo pioggerella. Era arrivata al Sud, era caduta sui trulli, nella piazza di Potenza, a Capri, balordo d’un clima. Fuori città si era palesata a macchia di leopardo. Lo raccontavano le macchine che venivano da fuori, con la loro copertina bianca, e chi abitava a qualche chilometro di distanza: “Da noi solo cinque centimetri, ma finalmente si respira”. Chi non l’aveva ancora vista scrutava dai piani alti le montagne lontane nelle giornate troppo limpide di gennaio: la Grigna grigia, il Resegone pure. Io aspettavo, con le gomme da neve montate già da novembre. Poi, era arrivata. Di mercoledì, l’avevano azzeccato. Ma io non l’avevo capito subito al risveglio. Non c’era quel silenzio abbagliante. I tetti non erano bianchi. Perché era una neve signorina, timida e delicata, che appena toccava terra era già pioggia. Una neve virginea, fragile ed esitante, come al primo ballo di stagione. Impalpabile e indecisa, che bastava fissarla per qualche istante e la vedevi trasalire e scolorare. Una neve polverina, preziosa ed effimera. Però neve. Sono uscita e me la sono bevuta a testa in su, come ho sempre fatto ai primi fiocchi di stagione. E pazienza se il trucco mi colava un po’. #iodonna
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